venerdì 3 settembre 2010

ARRIVEDERCI ITALIA!


Il trattamento dei temi sportivi e di attualità su questo blog viene temporaneamente sospeso a causa della mia esperienza oltremanica, che avrà inizio fra qualche giorno. E' stato bello condividere anni di sport e ''giornalismo dilettante''. Un'esperienza che, sicuramente, mi ha aiutato a crescere e conoscere tanta gente. Forgiandomi carattere e personalità.

So bene che accanto alle cose ben fatte ed ai successi, sono stati commessi errori, così come so, in coscienza, che fino all'ultimo ho cercato di fare quanto era nelle mie forze, cercando di essere corretto e imparziale in tutto e per tutto. Non so in quanti possano dire di aver pensato, parlato e, soprattutto, agito nello stesso senso.

Ciononostante, mi sento di ringraziare indistintamente tutti, con un evidente occhio di riguardo per coloro che hanno lavorato duramente con me in questi anni, condividendo successi, insuccessi, gioie e dolori.

Doverosamente, Oronzo Cardone

mercoledì 11 agosto 2010

ITALIA, FALSA PARTENZA


Ostacolo troppo alto, per una prova di esordio, non gli sparring-partners comodi di altre stagioni, la Costa d'Avorio vanta levatura internazionale notevole, alla giovane Italia non bastano impegno e convinzione. Qualche rimpianto per il palo di Motta in avvio di ripresa, poco prima che Kolo Toure, specialista in acrobazia, sfruttasse di testa un cross da destra e il sonno della difesa azzurra. Non sono mancate le occasioni per il pari, ma sul piano del gioco gli africani hanno mostrato superiore levatura, grande velocità e doti di palleggio notevolissime. Se vogliamo trarre un'indicazione inconfutabile da questa prima uscita dell'Italia in edizione riveduta e corretta, viene dalla conferma di quanto colossale fosse stata l'idiozia dell'esclusione di Antonio Cassano dall'Armata Brancaleone spedita in Sudafrica.


Il genietto di Bari Vecchia si è subito appropriato del suo ruolo di protagonista, confermando di avere dimenticato le pastoie caratteriali che per troppo tempo lo avevano messo in discussione. Una perla nella grigia serata londinese, che però ha saputo far apprezzare la grande volontà e anche l'impertinenza dei ragazzi ai quali Prandelli ha affidato la ricostruzione. Si può sperare. Si impone una considerazione fondamentale, su qualcosa di inedito negli ultimi anni di storia azzurra. Si parla del pesante debito di esperienza che la giovane Italia è stata costretta a fronteggiare contro una formazione tra le più collaudate del mondo proprio per il fattore anagrafico. Aggiungiamoci anche lo spettacolo non esaltante di uno stadio semideserto e il diluvio che non ha concesso tregua. Fattori negativi, però rimangono valutazioni positive, legate a quel primo tempo avviato con apprezzabile spavalderia dai nostri ragazzini, alle prese con la fase di addestramento per un'interpretazione tattica che pretende tempo per un'assimilazione completa. Nessun cedimento agli svolazzi, ma un impegno costante e convinto, anche da parte di chi conosce il ruolo di protagonista. Come Balotelli, perfetto nell'esecuzione dell'Inno di Mameli, alla faccia del gregge di Borghezio, e votato a rincorrere ogni avversario con umiltà e determinazione. Ma la nota più importante della prima metà di gara la ha offerta un Cassano disposto alla corsa e al sacrificio, senza lesinare i suoi gioielli stilistici.


Vicini al gol Balotelli e De Rossi, autorevole leader, su calcio piazzato, appena fuori tempo Amauri, unica punta, su prezioso cross corto di Fantantonio nel finale di tempo. Chiellini spesso chiamato a dirimere situazioni allarmanti, la velocità e il palleggio stretto degli ivoriani esiziali, anche per la capacità di presidiare tutte le zone di attacco. Per Gervinho l'occasione più nitida, palla fuori da posizione ideale, non ha dovuto produrre miracoli Sirigu, impegnato da Eboue. Ripresa viziata, al solito, da un eccesso di sostituzioni, ognuno ha giocato per sé, non la via migliore per una non impossibile rimonta.

domenica 8 agosto 2010

LA NUOVA ITALIA

Ecco Cassano e Balotelli in azzurro, sarebbe riduttivo aggrapparsi al «meglio tardi che mai». Prandelli, nel quale è giusto riporre fiducia, il campionato non intende ignorarlo. L’Italia, che martedì affronterà la Costa d’Avorio, nasce sotto il segno di un’auspicata ventata d'aria fresca.

Un primo appuntamento, con qualche assenza che dovrebbe avere carattere provvisorio, quelle relative ad alcuni dei reduci dal Sudafrica, giudicati non ancora in condizione ideale dopo il ritardo nell'aggregarsi alle rispettive formazioni. Pure ce ne sono, di reduci dalla quella sciagurata disavventura, da Marchetti a Bonucci e Chiellini, fino a un centrocampo quasi al completo con De Rossi, Marchisio, Montolivo e Palombo, ma neanche Pepe si può consideare una punta. A riposo, oltre all'indisponbile Buffon, Pirlo, Pazzini e Gilardino, proprio per un problema di condizione. Ma i nuovi entrati hanno la faccia spavalda dei ragazini terribili, Cassano una naturale icona con un principe ereditario già pronto, il genio e la sregolatezza che Fantantonio sembra avree riposto nell'archivio della saggezza, sono doti peculari per Balotelli, il più invocato e il più atteso al di là degli imprevedibili sbalzi di umore. Nomi nuovi, si è detto, la soggezione dei verdi anni riguarda i cagliaritani Lazzari e Astori, ma anche il milanista Antonini, che avrebbe reclamato maggiore attenzione prima dei Mondiali. Torna Molinaro, fortificato dall'esperienza con lo Stoccarda, torna in azzurro Giuseppe Rossi, garanzia di risorse fresche. In difesa c'è anche Motta, del quale la Roma sembrava avesse una terribile fretta di liberarsi, senza neanche il conforto di qualche spicciolo. La novità più suggestiva riguarda Amauri, passaporto italiano, ma gli oriundi sono un'altra cosa, la giovinezza è un ricordo.

Ritengo fosse più giusto rivolgersi a giocatori che hanno genitori immigrati, ma che sono nati in Italia, proprio come Balotelli. Dagli oriundi, veri o fasulli, la Nazionale ha ricavato nella storia più schiaffoni che trionfi. Basterà ricordare l'unica mancata qualificazione alla Coppa del Mondo, nel 1958, fuori contro gli irlandesi del Nord: c'erano Schiaffino, Ghiggia, Da Costa, Montuori, Firmani, scusate se è poco. Buon lavoro, Cesare, meriti un augurio convinto.

venerdì 6 agosto 2010

SI SCRIVE "CALCIO", SI LEGGE "CAOS"

Il ripescaggio in Serie B della Triestina e di altr 24 società in Lega Pro; le polemiche sulla nomina di Gianni Rivera e sul “peso specifico” dei dilettanti nel calcio italiano; la proposta di dare un indennizzo ai club che “prestano” i giocatori alla nazionale. E’ stato un consiglio federale intenso quello che si è svolto l’altro ieri. Facendo il punto sulla crisi della Lega Pro, il presidente Mario Macalli ha annunciato il recupero della Triestina (al posto dell’Ancona) in serie B; di Paganese, Pavia, Siracusa, Barletta, Gela, Bassano, Nocerina e Pisa, in Prima Divisione; e di Bellaria, Matera, Carrarese, Carpi, Pro Belvedere, Pomezia, Latina, Casale, Trapani, Virus Entella, Vigor Lamezia, Campobasso, L’Aquila, Avellino, Renate e Sanremese, in Seconda Divisione.


La giornata ha vissuto qualche momento di tensione, poco dopo, durante le nomine di Roberto Baggio presidente del Settore Tecnico, Gianni Rivera presidente del Settore Giovanile e Scolastico e Arrigo Sacchi coordinatore tecnico delle Nazionali giovanili. In particolare su Rivera ci sono stati problemi perché il presidente dei dilettanti, Carlo Tavecchio, ha deciso di astenersi (un po’ per rivendicare più potere, un po’ perché aveva candidati suoi, un po’ perché Rivera è da sempre un personaggio scomodo). L’astensione di tavecchio non ha comunque impedito la nomina e il completamento del quadro tecnico per il rilancio del calcio nazionale voluto da Giancarlo Abete, che ha ribadito un’altra proposta: un indennizzo alle società che prestano giocatori alla Nazionale su una media delle fasi finali delle ultime due manifestazioni di Uefa e Fifa, e cioè Europei e Mondiali. Un messaggio di pace, dopo la polemica sugli extracomunitari, ai club di A.


A seguito delle decisioni assunte dal Consiglio Federale del 4 agosto, durante il quale sono stati ufficializzati i ripescaggi in Lega Pro di 16 società di Interregionale e l’esclusione di Pianura, Colligiana, Boxano, Gaeta, Igea Virus, Pro Sesto, Noicattaro, Vico equense, Casoli, cecina, Domegliara, il massimo campionato dilettantistico ha aperto le porte ad altre 20 formazioni che hanno fatto richiesta di ripescaggio nei termini e nelle modalità previste dalla procedura supervisionata dalla Co.Vi.So.D. A tal proposito si è provveduto a integrare l'organico con le seguenti società: Fiorenzuola, Santhià, Sporting Terni, Castelnuovo Sandrà, Arzachena, Novese, Castel San Pietro Terme, Voluntas Spoleto, Derthona, Jesina, Bacoli Sibillla Flegrea, Virtus Pavullese, Monteriggioni, Camaiore, Noto, Arzanese, Castiadas, Montecchio Maggiore, Francavilla Calcio, Treviso.

martedì 13 luglio 2010

LA LEZIONE SPAGNOLA PROPOSTA DAI GIOVANI

La sconfitta è il blasone dell’anima ben nata, recita un antico motto hidalgo. Ma i giovanotti della Spagna se ne sono fregati delle antiche consuetudini, e hanno trasformato in una vittoria storica il loro passo svelto di giovinezza. Osservando i nostri cugini mediterranei, la fiesta senza freni esplosa in tutta la nazione, l’entusiasmo contagioso che ha riversato milioni di ragazzi per le strade, la movida sorseggiata al gusto di un’orgia senza freno di colori nazionali, l’arrivo trionfale all’aeroporto Barajas di Madrid, l’assedio in un calore persino eccessivo, eh sì, certo che qualche parallelo vien da fare.

Proprio partendo da un paragone d’accoglienze: da Fiumicino. Dall’atterraggio dei nostri azzurri stanchi e inaciditi da un’eliminazione brutta, anzi orrenda: si temevano contestazioni, e invece fu il quasi nulla, un’ostentata e ostile indifferenza degli italiani rispetto a una squadra quasi fotocopiata dal campionato del mondo vinto quattro anni prima, ma invecchiata nella biografia e nello spirito. Quasi scesa in Sudafrica a timbrare il cartellino del prepensionamento. A tutti quanti, osservando l’Italia, era venuta in mente la metafora della nazionale di calcio come specchio di un paese fermo, bloccato, incapace o persino refrattario al cambiamento, all’iniezione di forze fresche, a quella dinamica del ricambio che divide da sempre le nazioni in crescita da quelle che osservano immobili il proprio capitombolo in seconda classe. E così, tutti quanti, abbiamo trascorso il mese di giugno a guardare partite accontentandoci di tifare là dove militano i giocatori della propria squadra del cuore, riflettendo pure sul fatto che sulla vetta della Champions è salita una squadra che di italiano ha solo il presidente.

Ebbene, la Spagna che ha vinto il Mondiale, sia pure in una finale bruttarella, racconta in termini di simboli ed emozioni l’esatto opposto, e per più ragioni tutte messe assieme. C’è il quadro hd che fa già antologia dell’immagine: lo scatto sfrontato di Casillas. C’è il nome e l’apoteosi del colore, le “Furie rosse” evocano la velocità, l’intrepidezza, l’intraprendenza, il dinamismo, la brama di successo, lo scatto semmai del rosso Ferrari, la giovinezza che bussa alle porte della Storia. E poi, c’è che la Spagna è una nazionale davvero nazionale, costruita su ragazzi allevati nei vivai, nel calcio duro e meritocratico, proprio quando le scuole di calcio italiane annaspano nella nebbia dell’impotenza. Ragazzi allevati, pur nella lacerante storia spagnola che articola mozioni e rimozioni, a pane e hispanidad: sgambettatori del pallone, strapagati certo, epperò pieni nel nome e nel cognome di quel filo di identità che tutto tiene nella memoria nazionale. E tutto questo, perché le cose non arrivano mai a caso, accadeva mentre la Corte costituzionale spagnola stabiliva che non sussistono le basi giuridiche per definire la Catalogna una nazione: e attenzione, parliamo della Catalogna, non della Padania.

La Spagna attraversa un momentaccio, gli anni del miracolo iberico sono tristemente alle spalle, la crisi economica morde le speranze e affoga una generazione nel baratro torbido della disoccupazione, eppure è anche da eventi come questo, dal combustile che producono a beneficio dei sentimenti collettivi, che si ritrovano le energie. Persino Zapatero ha scovato una briciolina di carisma, affermando che la Rioja «ha reso felice tutta la nazione» (quando un qualsiasi nostro presidente del Consiglio avrebbe detto “paese” e non “nazione”, con tutto ciò che questo ci racconta nel come percepiamo il sentimento d’appartenenza). Certamente, la Rioja da oggi diventerà un poderoso strumento di marketing del rilancio d’immagine della Spagna, il turbo a cui allacciare le cinture della speranza di riscatto. Ma se il calcio è, perché lo è, una delle frontiere dell’immaginario, è giusto e naturale che quella coppa alzata verso l’alto si faccia presto simbolo di una nuova primavera di giovinezza spagnola.

lunedì 5 luglio 2010

ANCORA UN BRONZO MONDIALE PER IL KICKBOXER MIMMO D'ELIA


Un anno dopo. Ancora una medaglia di bronzo a livello mondiale. Il francavillese Mimmo D’Elia fa il bis ad Alexandropolis (Grecia) e sale ancora sul terzo gradino del podio mondiale. Disciplina: kickboxing. Categoria: 80 kg. Stessa sorte dello scorso anno a Madrid, stessa eliminazione in semifinale. Dopo essersi sbarazzato di un avversario greco ai quarti di finale (ko tecnico), si è arreso alla forza di un atleta russo (sconfitta ai punti). Un’altra medaglia da aggiungere ad un palmares di tutto rispetto. Il giovane atleta francavillese (classe 1981) vanta diverse vittorie, tra cui il titolo di Campione Italiano Juniores del 1997, la partecipazione come unico italiano all’Oxtagon nel 2002 e la vittoria di 49 incontri su 52 disputati. “Ero andato in Grecia con l’obiettivo di migliorare la posizione dello scorso anno – afferma D’Elia -. Non sono riuscito nell’intento, ma mi accontento di aver riconfermato il terzo gradino mondiale della mia categoria. Il giudizio dei giudici, sicuramente, ha condizionato l’impresa, ma questo è alquanto relativo. E’ stato emozionante rappresentare la bandiera della mia nazione e della mia città a questa competizione. Vorrei ringraziare l’amministrazione provinciale, che mi ha aiutato a sopportare le spese di viaggio e pernottamento in Grecia, e sono ancora più orgoglioso di aver portato questo riconoscimento in contropartita”.
Non si ferma qui l’attività stagionale di Mimmo D’Elia. A fine luglio parteciperà alla “Notte dei gladiatori” che si terrà a Zagabria, in Croazia. “Sono molto lusingato per aver ricevuto l’invito di partecipazione a questa competizione. Mi sto preparando già da ora per arrivare in formissima alla data in modo da poter raggiungere il miglior risultato possibile, anche se è dura sostenere gli allenamenti con questo caldo. Ma non fa niente, per amore di questa disciplina sono disposto a qualsiasi cosa”.
Il sogno di D’Elia, che a 29 anni ha già realizzato famiglia con moglie e due figli, resta quello di poter conquistare il primo posto mondiale proprio nella sua città. “Sì, il mio sogno è quello di poter organizzare a Francavilla Fontana un evento unico, di elevato spessore. Voglio conquistare la cintura WPKA e voglio che questo avvenga nella mia città. Non è facile, perché l’evento comporterebbe ingenti investimenti, che senza l’aiuto di sponsor e amministrazione è impossibile sopportare. Io ci voglio credere, sono fiducioso. Anche con gli sport cosiddetti “minori” si può dare lustro e visibilità alla città e al territorio”.
A livello nazionale,invece, il prossimo impegno è quello del 17 luglio a Montecatini, in Toscana. Un tour de force di allenamenti aspetta l’atleta francavillese, considerando l’impegno balcanico di fine mese.

mercoledì 30 giugno 2010

IL GUERRIERO DELLA TV NON CE L'HA FATTA

Il guerriero ha lottato per l'ultima volta come una fiera orgogliosa, ma i pochi grammi che fanno la nostra anima avevano già deciso di non atterrare assieme al suo corpo. Dalle parti di Terni, così, s'è conclusa l'esistenza terrena di uno dei personaggi più singolari e a suo modo affascinanti dello spettacolo italiano. E ieri, senza strillare, senza listare di lutto isterico chissà quali lagne, mentre i social network traboccavano di messaggi dolcissimi, tutta Italia commentava mogia che «il ragazzo» non ce l'aveva fatta. Quel ragazzo che, uscito dal set casalingo dove era stato consacrato nel cuore di ragazzine e signore mie, aveva sempre preteso di essere se stesso: spaccasassi fuori, intellettualmente curioso dentro.

L'unica volta che ho incontrato Pietro Taricone, mosso dalla curiosità adolescenziale di conoscere questa stella che aveva imparato a brillare della luce propria e non di quella dei divanetti su cui si accomodano i tronisti, lui mi spiegò per filo e per segno la sua concezione della vita. Andava morsa, vissuta senza negarsi il rischio e, se serve, bruciata in un attimo. L'importante, mi disse a proposito della sua passione per gli sport estremi, è non pentirti di ciò che hai fatto: se sali su un aereo e ti butti di sotto, assumi sulla linea rossa della tua biografia quella quota di rischio che è ingrediente naturale dell'ebbrezza. Come il telegrafista di Antoine de Saint-Exupéry, come Patrick de Gayardon, di cui parlava con gli occhi densi di ammirazione. Non pensava certamente a se stesso, ragionando di rischi estremi, Taricone, ma tant'è.

Mentre parlavamo, e si scherzava sui maschi ormai acconciati a scambiare la virilità con la ceretta, riflettevo su quando, accompagnati proprio da Taricone, noi telespettatori della prima edizione del Grande Fratello venivamo inconsapevolmente traghettati dallo stadio neotelevisivo a un altro, non meno indefinito, della televisione-reality che letteralmente si appropria delle esistenze, dei corpi e spesso dei sentimenti di chi la interpreta. Facevo parte, dieci anni fa, assieme a moltissimi, di quelli che, in un doppio passo della morale, guardavano incantati quella prima, inimitabile generazione di animali da reality, il cui spontaneismo era così diverso da quelli che oggi entrano nelle case e nelle fattorie e sanno già con quali pose devono recitare, e poi correvano subito a parlarne malissimo, tanto per mettersi la coscienza a posto. Poi, in tantissimi ci siamo dovuti ricredere velocemente, e non solo per la bellezza sovrumana della sua compagna di vita. Abbiamo scoperto questo ribelle, «idealista di destra per aver letto Nietzsche alla dannunziana», che diceva di voler vivere come i samurai.

Roberto Alfatti Appetiti, addirittura, dopo la sua recitazione ne La nuova squadra, l'aveva candidato a «ministro dell'interno scamiciato e irregolare» del PdL. Ma non è mai stato facile arruolarlo: nel 2002, Davide Ferrario volle immaginare un film biografico sulla storia di Taricone, Parabolico, esplosivo e antitelevisivo ma, lamentò il regista, non se ne fece nulla perché era un film critico del berlusconismo.

Intanto, indossando la divisa di soldato o i panni di un ispettore di polizia o quelli, più recenti, dell'opinionista televisivo di mestiere indignato, Taricone ha continuato a scartare gli arruolamenti e a fottersene delle etichette. «Ciao Pietro, ci manchi già» è il messaggio che ieri gli ha spedito in una bottiglia piratesca Casa Pound, il covo della destra non conformista che Taricone stava aiutando a metter su il gruppo di paracadutismo sportivo. Pietro era piombato lì, una sera, a un convegno su Bombacci, spiegando subito che «Casa Pound mi piace moltissimo, mi affascina l'idea del "fare" a prescindere dalle ideologie». Se esistono le icone pop-guerriere, da ieri ne abbiamo perso una delle più belle.

lunedì 31 maggio 2010

MERAVIGLIOSAMENTE SOAVEGEL: E’ SERIE B



Pala Vazzieri di Campobasso. 30 maggio 2010. Braccia al cielo alle ore 20.35. I conti tornano: la Soavegel Francavilla è in serie B. Al culmine di una serata dai forti simbolismi e dalle emozioni avvolgenti. Al termine di una partita sofferta e di un dominio costante nei primi tre quarti della gara. Gli uomini di coach Olive scrivono una pagina di storia a “due mani” con i tifosi (spettacolari): un sostegno reciproco, una voglia comune, un abbraccio intenso e persistente,un patimento denso di fiducia e pregno di euforia, una comunione di sensi e di obiettivi. Poi tutto finisce come è legittimo che sia: uomini e circostanze che solcano il successo e che offrono la sponda per una metafora meravigliosa. Questa è la Soavegel, con il suo vincere, correggendo gli sbagli, ed il suo migliorarsi, continuo e senza cedimenti, anche di chi diffidava (a torto o a ragione) o di chi contestava (in legittimità o in eccesso di pregiudizi). L’orgoglio di una città. Francavilla Fontana ne è consapevole e a gran voce chiede di onorare chi ha saputo, con grande sacrificio, professionalità e serietà, rappresentarla nel campionato di serie C. La Soavegel stacca il biglietto d’accesso alla serie B aggiudicandosi imperiosamente i play off, sbarazzandosi di Giulianova, Mola e Campobasso sempre nelle prime due gare, senza mai ricorrere all’eventuale “bella”. Dopo Ceglie Messapica, promossa direttamente per essersi aggiudicata il primo posto nella regular season, anche Francavilla approda nella quarta serie nazionale della palla a spicchi. Grazie ad una società che ha profuso grande impegno organizzativo, oltre che intelligenza e sapienza, nel saper gestire un team di elevata caratura non solo tecnico-tattica, ma finanche morale. La città riconosce i meriti della Soavegel che vanno oltre la conquista della serie B e vuole tributare il proprio grazie ad un gruppo che ha saputo rendere straordinaria la normalità. La Soavegel mette da parte i protagonismi e l’affermazione personale, dando luce alla vittoria del collettivo. Lanciando così un messaggio forte che non è diretto solo al mondo dello sport, ma a tutti coloro che fanno del loro lavoro la loro passione e nella fatica trovano il soddisfacimento ai propri desideri.

DAVIDE OLIVE: “SENSAZIONE BELLISSIMA, DOPO 9 ANNI DI SOAVEGEL”


La gioia del dopogara è incontenibile. Nello spogliatoio biancazzurro, tra un coro e un bicchiere di spumante, c’è chi resta completamente nudo. Dettagli. L’entusiasmo per la promozione in serie B è contagioso. “Ce ne andiamo in serie B… ce ne andiamo in serie B…” il coro viene lanciato dai tifosi e continuato negli spogliatoi. Coach Olive è trepidante. “Possiamo goderci dopo dieci mesi di lavoro questa sofferta vittoria – afferma il tecnico -. Bellissimo giocare in un campo del genere, onore e merito al Campobasso e al suo sportivissimo pubblico che lo ha seguito. Qui con noi oggi c’erano 300 persone che ci hanno seguito da Francavilla, in un palazzetto che non poteva contenerne di più ed è stata una gioia immensa poter regalare la gioia della promozione a loro e all’intera città”. Come già successo in gara 1, i ragazzi si sono portati a 18 punti di vantaggio per poi farsi recuperare quasi tutto e vincere all’ultimo secondo. Qualcosa succede purtroppo a livello di testa, un po’ per il loro orgoglio, un po’ per il fatto che probabilmente avevamo esaurito le energie e siamo riusciti a rimetterli in gara. Stasera, però, abbiamo vinto con il cuore e non con altro. Gli ultimi minuti sono stati difficilissimi: loro avevano già il bonus dopo i primi tre minuti dell’ultimo quarto, Venturelli era fuori perché non ce la faceva più, Sarli fuori per cinque falli, stessa cosa per Simone e Risolo. L’unica alternativa era quella di gettare il cuore oltre l’ostacolo, l’abbiamo fatto, e ci è andata bene. Essere ora qui a festeggiare, per me che sono a Francavilla da 9 anni è una sensazione bellissima”.

La parola passa al “bomber” Venturelli, falcidiato da un virus intestinale nell’ultima settimana, ma che comunque è riuscito a concludere la sua gara nonostante le pessime condizioni nella parte finale di gara. “Oggi non c’era nulla che potesse fermarmi – afferma l’ala di Tolmezzo -, nonostante i miei problemi fisici sono riuscito a restare in campo fino alla fine, in modo tale da poter dire la mia anche in questa gara importantissima. Sono contento per la città, per i sostenitori per tutti, questa vittoria la meritavamo per quanto abbiamo prodotto nel corso della stagione”.
Una serie B che da prestigio ad una città come Francavilla Fontana. “Vuol dire tanto, vuol dire molto, perché il campionato di seri B è molto più affascinate, quanto difficile. Ma credo che con una società come la Soavegel, ci saranno le possibilità di fare bene anche nella prossima stagione. E proprio a tal proposito faccio il mio più grosso in bocca al lupo per la prossima campagna acquisti, affinché possa essere quanto più proficua possibile”.

martedì 25 maggio 2010

LA REALTA’ DEL BASKET FEMMINILE A SAN PIETRO VERNOTICO

Una bellissima realtà sportiva è quella di San Pietro Vernotico, realtà cestistica fondata nell’ormai lontano 1973 e impegnata su entrambe le sponde: quella maschile e quella femminile. In questo numero de ‘Ilbrindisino’ abbiamo voluto dare visibilità alla sponda femminile con alcune domande all’allenatore Felice Rizzo, il quale nella stagione appena conclusasi ha raggiunto il quinto posto della graduatoria.

Coach quando è iniziata la sua avventura a San Pietro e quali sono state le sue esperienze?
Praticamente nel 1973, stato tra i promotori della U.S. San Pietro; con la squadra femminile qualche anno dopo, nel 1979. L’ho allenata dal 1982/83 fino al 1985/86 con la vittoria in Serie B (all’epoca terza serie nazionale); poi esperienze alla Fulgor Lecce (dalla Serie C alla B), Robur Ostuni (3 anni in B), Adria Brindisi(dalla Serie C alla B), Fulgor Monteroni (sempre in C femminile), Basket Club Galatina (C/2 maschile), poi una lunga pausa fino al ritorno a San Pietro nella stagione 2007/2008.

Obiettivo di questa stagione?
Sulla carta era stata costruita una squadra in grado di puntare ai playoff; infortuni, partenze per motivi di lavoro, difficoltà logistiche per allenarsi hanno ridimensionato di gran lunga i programmi.

A fine campionato è soddisfatto?
Le risponderò così: siamo riusciti a battere la squadra che poi ha vinto il campionato e, nella fase finale, abbiamo perso di due punti con la 2^ classificata, di un punto con la 3^ classificata e di tre punti in casa della 4^ classificata. Posso essere soddisfatto, però, della crescita delle giovani nate 1993 e 1994 messe in campo.

Che differenze ci sono con gli uomini?
Su questo argomento porto sempre un esempio: il ragazzo che ha litigato con la fidanzata viene in campo e si sfoga, la ragazza che ha litigato con il fidanzato viene in campo e va fuori di testa. Insomma le principali differenze sono di ordine mentale: più che un bravo allenatore devi essere un buon “psicologo”.

Pregi?
A me è sempre sembrato che le ragazze recepiscano prima gli insegnamenti tecnici, poi però hanno una lunga fase di stallo nella crescita cestistica.

Difetti?
Evidentemente ho sempre avuto la fortuna di allenare dei gruppi senza difetti evidentissimi.

L’episodio più strano della sua carriera?
Nel 1991, nella partita di esordio sulla importante panchina della Robur Ostuni a Trapani, misi in panchina e la lasciai fino a fine gara la giocatrice più rappresentativa, perché aveva redarguito platealmente le compagne. Presidente su tutte le furie per la mia “dimenticanza”; ma dopo quell’episodio compattammo un gruppo eccellente, facemmo 18 vittorie e 3 sole sconfitte (perdemmo la A/2 solo in un terribile spareggi). Per inciso, quella giocatrice (ora affermata coach) è ancora oggi una mia carissima amica.

Cos’è più facile con gli uomini?
Stimolare il loro orgoglio.

E con le donne?
Farle sentire parti importanti di un gruppo coeso.

Qual è la strategia per tenere a bada questi esseri incomprensibili?
Non credo esista una strategia vincente. Personalmente sono molto duro ed esigente in campo, ma estremamente disponibile appena se ne esce fuori. Chi apprezza questa duplice veste di allenatore dentro e amico fuori riesce a darmi un qualcosa in più. Certo, non sempre riesce…

E’ vero che le giocatrici subiscono il fascino del coach?
Nel mio caso, considerati i miei 58 anni, subiscono magari un affetto paterno.

lunedì 10 maggio 2010

IL FRANCAVILLA E' STATO DA ECCELLENZA. AMEN.

Quando il dramma si materializza sono le 16.52: è il momento in cui si chiude una stagiona sbagliata, in cui viene presentato il conto degli errori. Il Francavilla retrocede, amaramente: il campo dice che il destino è l’Eccellenza, senza appelli, senza possibilità di replica. A Caserta, ultima stazione della stagione, finisce 3-1. Decide la classifica ed è un segnale, ha deciso quindi la gestione balorda, sono state pagate tutte le presunzioni infondate, in un’unica soluzione. Cioè: tutti i guasti di una squadra allestita male, smontata senza essere risistemata, troppo spesso abbandonata al proprio destino. E tutte le conseguenza di una serie di cambi in panchina (De Rosa, Francioso, De Rosa, Ruisi) che hanno disorientato, fotografando esattamente i guai di un campionato intero. E ovviamente i malumori generati da una società trascinatasi troppo a lungo nei suoi problemi per pensare di non pesare sulle questioni del campo. Quando le premesse sono queste, nessun discorso ragionevole sostiene la logicità di una salvezza: serviva qualcosa di illogico, non è arrivata. Nelle ultime partite c’è stato l’ardore, la tenacia, la voglia di lottare: non è bastato, perché ogni tentativo si è infranto rumorosamente sui limiti strutturali dell’organico. Rimandando a monte le responsabilità. Non si retrocede mai per caso: il Francavilla è caduto perché in una stagione intera, si è costruito la condanna. In tutte le partite, specialmente in quelle che potevano cambiare il corso di tutto, non c’è stato il guizzo, è mancato l’episodio. Finisce male: con i volti delusi, alcuni rigati dalle lacrime, tutti segnati dalla sofferenza. Con le speranze postume (il Francavilla chiederà il ripescaggio) che non attenuano il dolore, con l’amaro rewind delle tante occasioni sciupate, dei programmi estivi compilati sul momento, degli errori sulla panchina, dietro la scrivania, sul campo. Il calcio non s’inventa: la retrocessione è l’umiliazione pegno da pagare quando il tentativo è questo. Restano macerie: di una dignità societaria macchiata all’improvviso, della passione della gente che tifa, ancora una volta armatasi e partita e, suo malgrado, mortificata. Restano fitte in fondo al cuore: per un progetto sgangherato, al quale si è cercato di rimediare troppo tardi, per una catena di scelte sbagliate, per un’ottusa voglia di trovare alibi quando il Francavilla perdeva in serie o metteva in cassa due punti in otto partite. Dentro quel periodo c’era il tempo per risollevare la stagione, andando oltre si era già fatto tardi. Fatti i calcoli: è Eccellenza. E se il conto non sembra giusto, la classifica ha deciso lo stesso. Retrocedono Fasano e Francavilla. Bitonto, Ischia, Bacoli e Pisticci vanno ai play out. Il resto è nulla, o poco più, chiacchiere che non meritano sponde: i segnali di un tracollo sono stati ignorati, non si potevano cancellare. Eppure si sperava nei play out e nell’eventuale salvezza conseguente. Per dimenticare tutto, per far finta che nulla fosse accaduto. Per iniziare un diverso processo di ricostruzione. Adesso tocca muoversi tra i detriti. Perché nulla ha soccorso il Francavilla: nemmno le ultime partite giocate con il cuore, vissute di corsa, gestite sui nervi, affrontate con la tenacia. La banda di Ruisi ha fatto quello che doveva fare: lottando e cercando l’impresa fino in fondo. Così ha spiazzato la tesi dell’impegno superficiale, spostando le cause: il Francavilla è questo, non poteva diventare altro. Ora tocca ripartire. Ricostrunedo tutto, da zero. Perché il campo adesso dice che il Francavilla è stato da Eccellenza. Amen.



domenica 9 maggio 2010

L'ANGRI VIENE TRAVOLTO CON SEI RETI DALL'OSTUNI


L’ultima trasferta della stagione si chiude con una sconfitta pesante per l’Angri di mister Criscuolo. Ad Ostuni la formazione grigiorossa viene superata per 6 a 1 dai pugliesi.
Classifica partita di fine stagione tra due squadre che non hanno più nulla da chiedere a questo campionato: i brindisini hanno ottenuto la matematica salvezza vincendo per 2 a 0 in trasferta a Fasano domenica scorsa. Anche Inserra e compagni hanno festeggiato l’aritmetica permanenza con due giornate d’anticipo dalle fine campionato nella gara contro l’Ischia.
Poco le motivazioni, sicuramente maggiore la voglia di qualche giovane di entrambi le squadre di mettersi in mostra.
Gara ricca di gol: al 16’ vantaggio dei gialloblu con Siligato . L’Ostuni raddoppia dopo quattro minuti con Salzano che supera Inserra con uno stacco perentorio su cross di De Simone. Angri in difficoltà che subisce la terza rete con Borini al 31’. Scatto d’orgoglio degli uomini di mister Criscuolo che accorciano le distanze con Falcone che raccoglie un cross dalla sinistra di Ragosta. Nel secondo tempo l’ Ostuni va ancora a segno in tre circostanze: al 16’ eurogol del difensore Melis; al 18’ è Salomone a superare il portiere campano Inserra. Salzano al 33’ realizza la sua quattordicesima rete stagionale per il definitivo 6 a 1. A fine partita gioia contenuta, con le due squadre ad interrogarsi sul futuro. Sia Ostuni che Angri, infatti, dal punto di vista societario attraversano un periodo per nulla facile.

OSTUNI: (4-3-3) Semprevivo 6 ; Borini 6,5 Melis 6,5 Orlando 6 De Simone 6,5( 30’ st Catalucci); Foschini 6,5 Miccoli Mat. 7 Miccoli Man. 7; Siligato 7 ( 12’ st Ciaramitaro)Salzano 7 Salomone 7 ( 24’ st Di Mida). A disp. Furone, Di Capua, Matera, D’Arcante, All. Lombardo

ANGRI: (4-4-2) Inserra 6 ; Formisano 6 Lambiase 6,5 Cacace 5,5 Alterio 6; Fabbricatore 5,5 Ragosta 5,5 De Sena 5 Galdi 5; Evacuo 5 Falcone 5,5 .A disp. Sannino, Falanga, Tortora, Morelli, Barbati, Amatruda All. Criscuolo
ARBITRO: Prestia di Genova ( Nudo di Cosenza- Petrone di Potenza).MARCATORI: 16’pt Siligato (O) , 19’ pt, 32’ st Salzano (O) 31’pt Borini (O), 32’ pt Falcone (A), 16’st Melis (O), 18’ st Salomone (O)
NOTE: Spettatori 400 circa Ammoniti Alterio (A), Ragosta (A), Lambiase (A), Fabbricatore (A) Rec 2’pt