domenica 8 agosto 2010

LA NUOVA ITALIA

Ecco Cassano e Balotelli in azzurro, sarebbe riduttivo aggrapparsi al «meglio tardi che mai». Prandelli, nel quale è giusto riporre fiducia, il campionato non intende ignorarlo. L’Italia, che martedì affronterà la Costa d’Avorio, nasce sotto il segno di un’auspicata ventata d'aria fresca.

Un primo appuntamento, con qualche assenza che dovrebbe avere carattere provvisorio, quelle relative ad alcuni dei reduci dal Sudafrica, giudicati non ancora in condizione ideale dopo il ritardo nell'aggregarsi alle rispettive formazioni. Pure ce ne sono, di reduci dalla quella sciagurata disavventura, da Marchetti a Bonucci e Chiellini, fino a un centrocampo quasi al completo con De Rossi, Marchisio, Montolivo e Palombo, ma neanche Pepe si può consideare una punta. A riposo, oltre all'indisponbile Buffon, Pirlo, Pazzini e Gilardino, proprio per un problema di condizione. Ma i nuovi entrati hanno la faccia spavalda dei ragazini terribili, Cassano una naturale icona con un principe ereditario già pronto, il genio e la sregolatezza che Fantantonio sembra avree riposto nell'archivio della saggezza, sono doti peculari per Balotelli, il più invocato e il più atteso al di là degli imprevedibili sbalzi di umore. Nomi nuovi, si è detto, la soggezione dei verdi anni riguarda i cagliaritani Lazzari e Astori, ma anche il milanista Antonini, che avrebbe reclamato maggiore attenzione prima dei Mondiali. Torna Molinaro, fortificato dall'esperienza con lo Stoccarda, torna in azzurro Giuseppe Rossi, garanzia di risorse fresche. In difesa c'è anche Motta, del quale la Roma sembrava avesse una terribile fretta di liberarsi, senza neanche il conforto di qualche spicciolo. La novità più suggestiva riguarda Amauri, passaporto italiano, ma gli oriundi sono un'altra cosa, la giovinezza è un ricordo.

Ritengo fosse più giusto rivolgersi a giocatori che hanno genitori immigrati, ma che sono nati in Italia, proprio come Balotelli. Dagli oriundi, veri o fasulli, la Nazionale ha ricavato nella storia più schiaffoni che trionfi. Basterà ricordare l'unica mancata qualificazione alla Coppa del Mondo, nel 1958, fuori contro gli irlandesi del Nord: c'erano Schiaffino, Ghiggia, Da Costa, Montuori, Firmani, scusate se è poco. Buon lavoro, Cesare, meriti un augurio convinto.

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