venerdì 5 marzo 2010

IL FRANCAVILLA E IL DOVERE DI PROVARCI, VOLER VIVERE ANCORA

Nell’irrefrenabile ricominciare del campionato del Francavilla, questa ulteriore attesa sembra diversa. Più densa, più plausibile. Più carica di aspettative. La sensazione di un cambiamento è palpabile. Ma basterà? L’ingaggio di un nuovo allenatore sarà sufficiente a restituire dignità di squadra ad un gruppo di giocatori in evidente picchiata depressiva? Ad un soffio dalla partita col Sant’Antonio Abate non ci sono risposte. Solo domande, legittime. E interrogativi, pertinenti. Pietro Ruisi, tecnico rianimatore, ultimo soccorritore disponibile, è reduce da una settimana di intenso lavoro. Cinque giorni col Francavilla. Un lungo giro di colloqui per sapere come sta la squadra, qual è il male che l’affligge, quant’è profondo il disagio che sembra divorarlo. Il Sant’Antonio Abate, uno dei clienti peggiori che potevano capitare, condizione che conviene non considerare più, in un campionato in cui qualsiasi avversario, all’origine del confronto, si trova più sopra. Condizione superata anche ora che la sfida del Francavilla è quasi esclusivamente con se stesso: può non bastare nulla, perché la cifra tecnica rimane inferiore e lo sforzo mentale può essere vano se si guarda esclusivamente al risultato. O può servire a superarsi: perché aiuterebbe a comprendere qualcosa, a capire se nelle giornate che restano il Francavilla arriverà da squadra viva e, quindi, se l’impresa di una salvezza tanto complicata può essere ancora possibile, nonostante il continuo aggiornamento di distacchi e paure. Se stesso e il Sant’Antonio Abate: due avversari in novanta minuti. Forse il primo più pericoloso. Una squadra che deve salvarsi, che deve provare quantomeno a non perdere contatto dal Bacoli, che ha il dovere di reagire, di alzarsi dopo le 3 sconfitte consecutive (Matera, Bacoli e Pianura). Ora si potrà capire se il Francavilla esiste o si è sgonfiato con largo anticipo (qualora si fosse mai gonfiato) e possono partire i titoli di coda. Dipende dalla forza mentale che il gruppo riesce a dimostrare, dalla capacità di rimanere in piedi sulle proprie rovine, di rispondere alle sollecitazioni giunte sotto forma di critica o di parole chiare. Pietro Ruisi, dovendo fare a meno dello squalificato Salvestroni, schiererà un centrocampo identico a quello di domenica scorsa a Pianura: Ferrari attorniato dai giovani Novielli e D’Amario. Davanti a Di Punzio, la difesa sarà capeggiata dalla coppia centrale Anglani-Paglialunga, terzini Del Zotti e Dambra. Tridente offensivo sorretto da Radicchio con le incursioni di Malagnino e Schirinzi. Bastera? Il dovere è provarci, voler vivere ancora.

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